Saprai che non t’amo e che t’amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un’ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.

Io t’amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l’infinito,
per non cessare d’amarti mai:
per questo non t’amo ancora.

T’amo e non t’amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t’amo quando non t’amo
e per questo t’amo quando t’amo.

Pablo Nerudafoto_bellezze_26

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Dal momento che non ho mai deliberatamente tormentato nessuno, non è giusto ch’io tormenti neppure me stessoaurelio-marco

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L’economista progressista Giuseppe Turani ha ragione.

E’ fin troppo semplice condividere le sue opinioni sulla tobin tax e sulla mania di tassare per salvarsi la pelle dalla crisi globale. E se la smettessimo di considerare il fisco come uno strumento di guarigione dalle magagne dei politici di professione ed anche di molti presunti e presuntuosi statisti e statolatri?

Abbiamo ancora sufficiente capacità critica da renderci conto che la demagogia e non la democrazia ci hanno condotto sull’orlo dell’abisso e che in nome della democrazia si continuano a commettere delitti irreparabili?

La Camusso prepara lo sciopero generale in nome della tassazione, la quale dovrebbe puntare sui ceti più ricchi, compresi gl’imprenditori. L’economia è agonizzante e la difesa dei meno abbienti punta a farli scappare per passare la mano magari allo stato partitocratico o onnipresente (perfino nelle fabbriche di panettoni), come se le esperienze fallimentari del passato non abbiano nulla da insegnarci.

Chi ci salverà dagli imbonitori?

La casta?Imbonitori

(Il quadro ‘Imbonitori’ è di Orlando Donadi)

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A Mme Lecomte du Noüy

Depuis hier soir, je songe à vous, éperdument.
Un désir insensé de vous revoir, de vous revoir tout de suite, là, devant moi, est entré soudain dans mon cœur. Et je voudrais passer la mer, franchir les montagnes, traverser les villes, rien que pour poser ma main sur votre épaule, pour respirer le parfum de vos cheveux.
Ne le sentez-vous pas, autour de vous, rôder, ce désir, ce désir venu de moi qui vous cherche, ce désir qui vous implore dans le silence de la nuit? Je voudrais, surtout, revoir vos yeux, vos doux yeux. Pourquoi notre première pensée est-elle toujours pour les yeux de la femme que nous aimons?
Comme elles nous hantent, comme elles nous rendent heureux ou malheureux, ces petites énigmes claires, impénétrables et profondes, ces petites taches bleues, noires ou vertes, qui, sans changer de forme ni de couleur, expriment tour à tour l’amour, l’indifférence et la haine, la douceur qui apaise et la terreur qui glace mieux que les paroles les plus abondantes et que les gestes les plus expressifs.
Dans quelques semaines, j’aurai quitté l’Afrique.
Je vous reverrai. Vous me rejoindrez, n’est-ce pas, mon adorée? vous me rejoindrez à …

GUY DE MAUPASSANT

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Un libro di Malamud è una garanzia per lettore. Da quando è scomparso si sente sempre di più la sua manncanza. La sottile ironia, il senso dell’umorismo, le radici yiddish sono un connotato ben riconoscibile nella sua prosa. E’ un grande scrittore come lo era Saul Bellow, a cui lo accomuno istintivamente anche se si tratta di due personalità diverse.

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Un approdo confortevole  e sicuro per i naviganti

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CALA_BRIGANTINO_1-293x186Tra i nostri aspiranti scrittori, viaggiatori ed esploratori, ve ne sono alcuni in grado di stupirvi per la loro innervata capacità di vedere quello che non c’è e di raccontarlo come se fosse vero.

L’affabulazione nasce da personalità corroborate da salde radici nella terra dello spirito, dall’umiltà, dall’ansia genuina di conoscere, dall’uso appropriato della lingua e dalla volontà di convivere con gli elfi in un mondo magico, dove l’intuizione regna sovrana accanto al genio. Per questo i veri talenti letterari saranno sempre pochi e molto spesso sono incomprensibili alle masse televisive e degli aficianados dei rotocalchi.

Non è con le piroette grammaticali, sintattiche e linguistiche, tutte volte ad epater les bourgeois che si coglie il bersaglio. Spesso questo in realtà si allontana e dopo i fuochi d’artificio, passata la festa, la puzza di bruciato si avverte per un bel po’ di tempo, in mezzo alla cenere degli scintillanti fuochi fatui.

E’accaduto a tale Rumiz, firma assai nota di un non meno noto quotidiano ad alta diffusione, venendo a costituire un’aggravante per l’autore, tentare l’inganno per i lettori poco attenti alla realtà più che ai giochi di prestigio e ai funambolismi.

Abbiamo sempre pensato che per conoscere un località e la sua storia, non basta affidarsi alle notizie riportate per sentito dire, né tantomeno ritenere oro colato il contributo degli amici, soprattuto se corregionali. E’ un vizio che affligge molti scrittori di prestigio, dalla Sicilia al Piemonte, dalla Calabria al Veneto. Non ne è immune neppure il re dei bleuffer dell’industria culturale, l’ineffabile Umberto Eco.

Si ha un bel dire che siamo europei o internazionalisti e addirittura apolidi; ciò forse è vero per altri paesi, ma non per il nostro, dove su tutto sovrasta il campanile o la regione di appartenenza.

Chi te l’ha detto? Ah, beh! un mio caro amico, uno delle mie parti… Con simili allusioni avete indicato un facile lasciapassare con una risposta, a conti fatti, del tutto banale. Anzi, vi siete serviti di quel relata refero, che nei tribunali ordinari o no vi rende subito poco attendibili.

Ecco quel che è successo al detto Rumiz andando a visitare La Maddalena, come inviato speciale del mega-giornale di appartenenza, per un’inchiesta niente di meno sulle ‘Case degli spiriti’.

Intanto, all’incipit, con una prosa scoppiettante, ci rappresenta la materia storica, composta da pietre di granito, ben modellate dalla nascita del Regno Sardo–Piemontese, e dall’occupazione militare dei Savoia delle ‘isole intermedie’ nei confronti dei gallo-corsi, come una sorta di conquista  del Conte Dracula, cui adattare il’ Deserto dei Tartari’  dal quale l’articolista vorrebbe trarre linfa vitale e probità di stile, nonché congruità di argomenti e punti di riferimento, puntando a calare in un’atmosfera rarefatta ciò che allegorico non è per sua stessa sostanza.

Quelli che polemicamente vengono chiama Forti sabaudi sono strutture difensive, batterie e fortezze dei sardo-piemontesi, che risalgono, nella loro prima realizzazione addirittura al 1767 e ai tempi della Convenzione.

Il primo battesimo di fuoco come prima pietra miliare del grande progetto di una potente piazzaforte militare, che avrebbe cambiato il suo volto ed i suo destino, La Maddalena, infatti, l’ ebbe col tentativo di accerchiamento dell’allora luogotenente Napoleone Bonaparte, il quale fallì nel tentativo di annettere la Sardegna alla Francia rivoluzionaria, grazie alla pronta ed efficace risposta del nocchiero Domenico Millelire e dei suoi volonterosi adepti, tra i quali il pilota Rossetti, nel respingere nelle acque dell’Isola di S. Stefano gli assalti del nemico, dal Forte di Balbiano, il 22 – 23 febbraio 1793 …

Un’impresa che valse all’eroe isolano  la prima medaglia d’oro della Regia Marina.

Altro che Punta Rossa, come ama rappresentare, nel suo servizio, il nostro inviato speciale, la fatiscente versione della  fortezza Bastiani del capolavoro di Dino Buzzati.

A Punta Rossa in verità, con il forte, realizzato  tra i vari insediamenti, vi sono caserme ed alloggi, utilizzati anche in tempi relativamente recenti come teatro di esercitazioni di vario tipo dalla Marina, fino a poco tempo prima della loro dismissione dal demanio militare. Ed oggi frequentatissima da turisti  c’è la stupenda Spiaggia del relitto (per il fasciame semi- sommerso di un vecchio bastimento mercantile).

Ma non è questa l’unica incertezza  del racconto, che ambirebbe ad essere definito poetico, immaginifico, un po’ decadente ed icastico, ma pur sempre di elevato livello letterario.

Capiamo certamente che i voli pindarici sono l’esatto contrario della precisione cronachistica, anche se gli articoli si riconducono tutti alle dimore perdute sparse per l’Europa ed altrove.

Un tour tra i fantasmi del passato qui, nonostante il pur sempre vitale Compendio garibaldino, il Centro d’ascolto ed osservazione dei delfini, la Scuola di vela più prestigiosa d’Europa e la rinata ‘Pineta di Cala Garibaldi’, prossima al mare, finalmente restituita all’uso pubblico con le svariate baie e calette di Caprera,  appare poco o punto pertinente.

Se spiriti ci sono nell’Isola dell’Eroe dei due mondi, questi sono ispirati dalla natura e dalla vegetazione, dal mare con i suoi ricordi e dalla energia rigeneratrice delle sue correnti, dai mille profumi della macchia mediterranea , dal vento che ripulisce da tutte le scorie ogni angolo di roccia.

In realtà, il nostro maturo boy- scout ha voluto imitare scrittori di spessore come il citato Buzzati o D’Annunzio e magari Hemingway, ma non c’è riuscito.

Descrive con consumata ambiguità le caratteristiche del luogo dove sorge il Centro Velico, ricavato negli hangar  e sulle banchine della vecchia Marina militare, ancora solidi e resistenti al tempo, ormai son passati decenni, a testimonianza che tutto si rinnova e non muore, mentre è possibile raggiungere traguardi ambiziosi ed invidiabili, anche a dispetto della classe dirigente miope o intorpidita o adagiata sugli allori militari con le sue rendite di posizione assicurate alla popolazione ormai ab immemorabili.

Il Nostro accenna alle eoliche escursioni tra i graniti, le insenature, gli alberi , sebbene non convinca molto il resoconto di un repentino avvicendarsi di tramontana, libeccio e grecale, volendo magari semplicemente far intendere che siamo al cospetto di un marinaio provetto, oltre che di uno storico attento e non presuntuoso.

Egli afferma pure nel diario della giornata che nelle librerie o biblioteche della cittadina non ci sono pubblicazioni riguardanti i vari fortilizi presenti un po’ dappertutto e sbaglia.

I ”Forti dell’Arcipelago”,   pubblicato nel 1995, a cura dell’architetto Cianchetti, sotto l’egida della presidenza del Consiglio,   costituisce tuttora  un aureo libretto, molto ben concepito e documentato, un ormai celebre piccolo scrigno di notizie preziose per tutti, in particolare per chi voglia apparire come colui che ha capito l’anima profonda di una terra unica,  contrassegnata da vicende umane e sociali inconfondibili.

Chi con serietà di studioso e amore da neofita ha voluto entrare nella dimensione speciale dell’Arcipelago maddalenino, l’ha fatto con costante umiltà e  genuino candore, con delicatezza e un riguardo estremo per la gente ed i luoghi visitati, con un atteggiamento rispettoso nel timido tentativo di alzare il velo di un mistero non  del tutto svelabile.

Dall’Ammiraglio Garelli, non uno spettro, ma personaggio di spicco, intellettualmente vivace, che si colloca tra i primi storiografi  della Maddalena, all’acutissimo Mario Soldati, all’indomabile ribelle Oriana Fallaci, e tanti altri, più o meno illustri viaggiatori, senza pregiudizi né superstizioni, né furberie od opportunismi, fino all’indimenticabile e nobilissima Gin Racheli, scrittrice soavissima, perspicace e minuziosa di ogni anfratto e scopritrice dell’aura, che aleggia dalle colline ai boschi, alle spiagge, al mare e agli abissi, che accolsero (altro che attesa senza seguito…del nemico!), nella seconda guerra mondiale, i generosi marinai della’ Roma’ , vittime sacrificali dell’immane tragedia delle nostre forze armate, a sigillo di una temperie culturale e morale e di una lunga serie di avvenimenti carichi di emozioni e sentimenti elevati, nient’affatto dimenticati, ma gelosamente custoditi nella mente della gente semplice. Un  patrimonio complesso e diversificato, che dalla sua nascita segna il destino di una delle località strategicamente più importanti dell’Occidente, una delle perle del Mediterraneo sotto i più svariati punti di vista.

Non basta affermare, purtroppo, come fa l’elegiaco narratore del grande quotidiano, che le sparate di mirto (?) nell’ atmosfera incantata di Caprera, sono sensuali (!) e che si fa visita all’antica Osteria di Lio’ per persuadere il colto e l’inclita di esser penetrati nell’intimità, nel cuore e nel carattere di una comunità e farsi ritenere credibili per poter essere infine adottati  dalla comunità locale…

Adelante con juicio avrebbe suggerito qualcuno, prima di avventurarsi  in descrizioni improbabili di ciò che non si conosce a fondo.

Alla fine della lettura, non sapremo neppure che cos’è stato il sistema delle fortificazioni, eretto tra il 1767 al 1806, dopo il 1887 e tra la prima e la seconda guerra mondiale nel Nord della Gallura, per il nostro paese: neanche una piccola consolazione per i più curiosi di storia patria.

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La mattina mi saluta con con le sue forme cospicue ed allettanti, minacciandomi soavemente con il frustino per farmi alzare dal letto velocemente…images (62)

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Qualcuno avverte mancanza d’informazione?

Io credo che ne abbiamo in eccesso e in tutte le salse: non solo tiggì e vari magazine settimanali, ma in tutte le trasmissioni d’intrattenimento le notizie, specialmente quelle morbose, sono oggetto di analisi da strapazzo anche da parte di esperti di grido.Non se ne può più.

Ormai siamo al ‘Cortile globale’, dove le chiacchiere ed il gossip imperano.

Altra cosa sono i talk show politici o politicizzati, quasi tutti in vacanza, i quali non fanno informazione, ma lavorano al servizio della lottizzazione partitocratica, con attacchi proditori all’opinione pubblica, per l’assoluta mancanza di obiettività.

Chi ha nostalgia dei Santoro, Floris, Gabanelli, Ferrara e compagnia cantante, tanto da volerli vedere perfino a Ferragosto?Io no.La rai- radiotelevisione è uno stipendificio a tutti noto, una centrale di distribuzione d’ incarichi e sinecure per partitanti e loro ‘nepotes’ e ‘clientes’ .4cc6ece171_4640519_lrg

Dove siano finiti i giornalisti seri e non gl’imbonitori di propaganda ideologica nessuno lo sa.

Per limitare i danni di questo pachiderma, giustamente condannato da K. Popper, per la sua deliquenziale attività di manipolazione delle coscienze dei cittadini, è ormai indispensabile almeno tentare di modificare il nostro sistema pubblico, prendendo a modello quello francese o inglese od optando per un’autentica liberalizzazione.

Impresa disperata se non impossibile. Fino a quando, con le tasse e gli altri salassi del fisco centrale o federale, i poveri beoti italici non si accorgeranno che sarebbe ora di abolire la casta dei cosiddetti giornalisti al servizio del potere… di maggioranza e di opposizione.

Santoro & soci, di destra o di sinistra, almeno d’estate, risposino e ci lascino tranquilli, senza affannarci a capire con che squadra giocheranno, a suon di  milioni,  la prossima stagione di campionato televisivo. Che il conduttore di Anno Zero stia con Sky o La 7 può importare solo a qualche critico di giornale con poca fantasia e fuori dalla realtà di un paese in preda ai soprassalti della crisi economica e, come diceva Giusti, preoccupato soprattutto di dover ‘tirare quattro paghe per il lesso’, quel lesso che gronda abbondante per la classe dei gazzettieri ed anchorman privilegiati dal regime.

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Credo di poter condividere una definizione di successo, colta al volo durante un’intervista ad uno scrittore contemporaneo, il quale saggiamente indica la libertà come significato autentico e pregnante del termine.

Successo uguale libertà.

Quando un uomo può alzarsi, camminare, lavorare o riposare solo se lo vuole, muoversi come gli pare, decidere secondo la sua scelta, non render conto che a se stesso, vivere senza costrizioni, in armonia con la propria anima e il mondo circostante, si può dire che ha raggiunto nella libertà ( che non è arbitrio) il proprio successo.

Affascinante e vero.

Difficile, ma non impossibile traguardo dell’ esistenza, senza dimenticare il detto agostiniano che si coniuga bene con la proposizione precedente: libertas vivit in interiore homine.02scene

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ferilli19La crisi diventa un momento di riflessione sulle sorti nostre e del mondo: più diventa aggressiva e più l’universo delle nostre conoscenze, delle esperienze di vita, di familiari ed amici, di tante persone frequentate, dei luoghi cui eravamo affezionati diventa lontano e quasi scompare.

Diventiamo un punto infinitesimale della galassia, un pulviscolo senza passato né avvenire.

Neanche un ammirevole seno di donna riesce a fare il miracolo di riportarci sulla terra.

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La decadenza della nostra epoca si misura dal numero dei condominii, dei tristi palazzoni, che cominciarono a sorgere negli anni cinquanta in Italia, a somiglianza delle tetre costruzioni sovietiche, come se con la fine della guerra si volesse rinnegare tutto d’un tratto la nobile civiltà contadina e gli eleganti borghi del Bel Paese, dal Medioevo al Rinascimento fino agli albori della rivoluzione industriale. I mostruosi casermoni della prima speculazione edilizia, sottesa agli anni, per certi versi gloriosi, del miracolo economico inorridivano Leo Longanesi, il quale v’intravedeva il segno della massificazione in ascesa e il declino del buon gusto, la mancanza di qualsiasi forma e stile. Una seria riforma edilizia dovrebbe proibire i condomini e dare la facoltà discrezionale a pochi selezionati Prefetti selezionati di poterli abbattere, a spese dei Comuni responsabili di questi scempi, inviando a domicilio coatto i vari amministratori condominiali.

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L’inserto settimanale del Sole 24h risente della particolare impostazione economico- finanziaria del quotidiano.


Pazienza se si limitasse a recensioni od articoli di pretta natura specialistica.


Il fatto è che la redazioone si picca invece di allargare il campo a letteratura ed arti, con il risultato, salvo poche eccezioni, di annoiare il lettore: un’antologia di erudizione fine a se stessa, con minuziose descrizioni di quanto più superfluo ci sia in campo culturale.
Poveri noi. L’estetica al servizio della contabilità. ARSWN4PCAFTA6O7CA5IS8LDCAQN49ZACAO8Q4DSCAL02GYACAN3ZZK7CASDCOG1CA316UMPCAXPC5P5CAMKBN7SCABIEB3VCAJT9S4WCAG17T5UCAL0ZKJQCAXXTEXWCA17AR9MCAHY04MCCA98QIP4

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Leggo il bel libro di A. Finkielkraut: ‘Noi, I Moderni’.

Mi ha colpito una frase che illustra lo scopo ultimo della filosofia, che secondo l’autore tende a renderci consapevoli del distacco ultimo dell’anima dal corpo.

L’autocoscienza del vuoto?

La conquista del Sé, dell’assoluto. Più credibile mi pare la parola divorzio usata dallo scrittore francese.

Prepararsi al divorzio dal mondano per approdare allo spirito.

2251951057_ee2466b476Affascinante.

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ISOLE SENZA DIFESE ‘

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Un’isola è stata violata! titolano i giornali ed i telegiornali alla notizia che una troupe britannica, scesa da un panfilo al largo di Budelli nell’Arcipelago della Maddalena, ha potuto filmare uno spot pubblicitario su poltrone e divani: certo una bella immagine quella di un salotto immerso nel verde della macchia mediterranea tra un mare limpido color smeraldo e il cielo azzurro trasparente poggiato sulla sabbia finissima color rosa.

Shock.

Pare che ci fosse un guardiano, il quale, inutilmento, ha tentato di opporsi al dispiegamento del set su una dellemeraviglie del globo, ma ha dovuto soccombere di fronte ad operai, tecnici e regista, che con determinazione assoluta ed assoluta indifferenza, per i divieti stabiliti in un provvedimento dell’Ente Parco, hanno potuto tranquillamente fare i propri comodi.

D’altra parte che cosa può significare una sanzione di 50 euro per chi macina milioni di euro di pubblicità?

Ma come, si dirà, è così facile accedere ad un paradiso proibito, senza che nessuno ti fermi prima di approdarvi? Sì, è possibile.

Di che cosa dispone un ‘guardiano del parco’ per impedire sbarchi inappropriati ed insultanti per l’ordine costituito?

Forse non ha neppure un vhf o un megafono, né una linea diretta con la Capitaneria o con gli Uffici del Parco.

Chi lo vede, lo scambia per un naufrago senza venerdì e lo ignora bellamente, a meno che non decida di prenderlo a botte, per il tentativo d’ intralciare il libero commercio…

Budelli deve la sua dannazione ad un emblematico ed enigmatico film del 1964, del celebre Michelange Antonioni, all’epoca sentimentalmente legato all’affascinante Monica Vitti. Il tema era quello, al tempo assai di moda, dell’alienazione, derivante, non tanto dalla teoria marxianadella critica al capitalismo o alla permanenza degli ultimi matti in manicomio, prima della loro liberazione a cura dipsichiatria democratica, quanto dall’incomunicabilità della società moderna.

Chiunque, ancora da sempliciotto, amasse l’isola, vi poneva piede con delicatezza e rispetto. Non pensava agl’ intellettuali e ai registi della ‘nouvelle vague’, ma rimaneva certamente incantato dai bianchissimi gigli di mare, dalla particolare composizione della sabbia, frutto di una felice combiinazione, in fondali ancora intatti, di granelli di rena e poseidonia, sullo sfondo di una sorta di sottile barriera corallina.

Era il regno dei subacquei, dei sub-archeologi, degli appassionati di riprese cinematografiche marine, come il grande Folco Quilici. Vi facevano soste quiete, nel rispetto religioso della natura, i panfili di veri vip, come Cesare Merzagora o Virna Lisi o lo stesso Aga Kan Karim.

Le riprese di ‘Deserto Rosso’ , il lungometraggio del cineasta ferarrese, portava alla ribalta nel mondo, le stupende immagini dell’elegante nuotata, nelle acque antistanti Budelli, di una tenera, graziossima, silfide isolana, l’indimenticabile Emanuela Pala Carboni, immortalata, in un servizio straordinario, sulle pagine della ‘Nuova’, dal principe dei cronisti maddalenini, Mario D’Oriano.

Dopo il successo cinematografico, finiva l’era dei pochi intimi, e a frequentare il sito, con il progredire della nautica da diporto e degli zoticoni con patente, furono i soliti barbari, i quali non trovavano di meglio che saccheggiare la spiaggia per portarsi dietro contenitori, piccoli e grandi, di sabbia rosa.

La creazione del ‘Parco Nazionale dell’Arcipelago’ fu la sola contro-misura possibile contro il vandalismo e la bulimia consumistica del paesaggio.

Ma evidentemente non basta.

Ancora non c’è ‘un piano generale’, che regolamenti, in dettaglio e razionalmente, fra l’altro l’ afflusso di barche e turisti, benché alcuni importanti divieti siano operanti.

Non c’è soprattutto ”l’Autorità”, come il blitz dei cineoperatori inglesi ha dimostrato.

Perché non imporre sanzioni più severe e, prima ancora, perché non possibile controllare navi ed imbarcazioni da diporto in arrivo nel Parco?

La Guardia Costiera monitorizza la navigazione nelle Bocche di Bonifacio, contro gl’inquinamenti da petroliere, ma non è ancora possibile imporre a chiunque acceda alle acque del circondario di fornire, via radio, i propri dati identificativi, l’itinerario, il periodo di permanenza, per ottenere l’autorizzazione a procedere, ad ormeggiarsi od ancorarsi nei punti prestabiliti.

E poi ci meravigliamo che arrivino i pirati?


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indro-montanelliAPERTURA ANNO GIUDIZIARIO Inutile consuetudine Come consuetudine anche quest’anno abbiamo assistito all’inaugurazione dell’anno giudiziario con bei discorsi, cerimonie e grande dispiego di mezzi e scorte. Ora io da anni lavoro in una Soprintendenza del nostro ministero dei Beni Culturali e non ho mai assistito all’inaugurazione di un “anno archeologico”, cosi’ come non ho mai visto celebrare dai medici “un anno sanitario” o da ambasciatori e consoli “un anno diplomatico” e cosi’ via. Tutto cio’ mi sembra inutile, anche per il fatto che se si celebra l’inizio di un anno giudiziario vuol dire che quello precedente si e’ concluso e mi pare che la nostra magistratura ci metta molto di piu’ di un anno per “concludere” le questioni di cui si occupa. Dov’e’ la coerenza? Jacopo De Grossi Mazzorin Roma FRIULI – VENEZIA GIULIA: BENZINA Tessere con discriminazioni Il 12 novembre scorso, fu varata a Trieste la legge regionale che estende la tessera per l’acquisto di benzina a prezzi agevolati a tutti i cittadini residenti del Friuli – Venezia Giulia. Era attesa da molto tempo, soprattutto dai benzinai che guardano sconsolati le file per entrare nella vicina Slovenia (benzina a circa 1.000 lire al litro). Ho chiamato la Camera di commercio per ragguagli sulle relative modalita’ di domanda solo per sentirmi spiegare che il termine “cittadini residenti” va inteso come “cittadini italiani residenti” (sono cittadino britannico). La singolare interpretazione mi stupisce per vari motivi: 1) La discriminazione verso i residenti cittadini di altri Paesi membri dell’Unione Europea sembrerebbe contraria allo spirito dell’Unione e soprattutto fuori luogo in una regione che campa (piuttosto bene) dai proventi del commercio con l’estero. 2) I miei connazionali residenti a Trieste godono da tempo del diritto alla tessera pur non essendo cittadini italiani. 3) Perche’ escludere i cosiddetti “extracomunitari”? Il diritto alla tessera andrebbe vincolato alla residenza fiscale e non alla cittadinanza del richiedente e sarebbe un’eccellente opportunita’ per integrare nel sistema tributario della regione gli eventuali clandestini che intendono stabilirsi qui, offrendo loro un vantaggio concreto in cambio dell’autodenuncia al fisco. 4) Il motivo della mia telefonata era un servizio del giornale radio regionale che prospettava il possibile utilizzo della banca dati ottenuto grazie alle domande per la tessera benzina anche per altri fini; vale a dire, chi non ha la tessera potrebbe non avere accesso ad altri servizi pubblici gestiti dalla regione. Siccome uno dei pochi punti fermi nel dibattito sul federalismo e’ la volonta’ espressa da (quasi) tutti i partiti di concedere maggiore autonomia di tassazione e di spesa alle Regioni, c’e’ veramente da preoccuparsi. Mi tocchera’ forse immatricolare la macchina in Austria, se senza tessera non potro’ piu’ pagare il bollo alla tariffa (agevolata) in vigore nella mia regione di residenza? George Giles Watson, Udine LEGGE DISUGUALE I referendum traditi Recentemente i giornali hanno ricordato che ben 8 referendum sono stati o vengono calpestati o traditi. Perche’ a noi cittadini e’ proibito violare la Costituzione, mentre la nostra Nomenklatura, lo puo’ fare, quando fa piu’ comodo? E’ chiedere troppo? G. Contri, Mestre (Ve) COME INNO EUROPEO Marcia di Radetzky Anche quest’anno il concerto da Vienna si e’ chiuso con la “Marcia di Radetzky”. Perche’ non proporre la “Marcia di Radeztky”, come inno europeo, anche come testimonianza del superamento delle discordie? E. Spallicci, Alessandria IMPORTANTE PER LA FORMAZIONE Competizione nella scuola La scuola ha, secondo me, due compiti fondamentali: insegnare e selezionare. La selezione deve avvenire nel tempo e con gradualita’ crescente, sia per orientare i giovani verso quel tipo di attivita’ che a loro e’ piu’ congeniale, sia per evitare che tale selezione, di fronte ai problemi della vita e del lavoro, si attui solo nell’eta’ adulta. Affinche’ la selezione avvenga, la competizione dev’essere leale. Su quella genitori e insegnanti possono far leva per ottenere il massimo impegno. Se la competizione fosse negativa, come sostengono alcuni psicologi, ogni sport dovrebbe venire proibito. Annullare la competizione e il confronto tra i giovani e’ dannoso per la societa’ e contro natura. Lei cosa ne pensa, guardando il problema dalla vetta della sua esperienza di uomo? Pierfederico Testi, Monza (Mi) * Io vedo di buon occhio la concorrenza, anche tra i giovani. A patto non inizi troppo presto. A cinque anni, checche’ ne dicano gli americani, i bambini devono giocare, non combattere per la supremazia. UTILITA’ DEL VOTO Illusioni e delusioni Finora ho sempre resistito alla tentazione di non votare (anche a causa dei suoi incitamenti e considerazioni in proposito). Anzi, negli ultimi anni mi ero illuso che pure il mio voto avesse contribuito a cambiare qualcosa, soprattutto con i referendum. Adesso, invece, la legge sul finanziamento pubblico dei partiti mi ha confermato che – a chiunque io dia il mio voto – la mia scheda restera’ carta straccia, o – peggio – una legittimazione di comportamenti che non intendo approvare. Mi auguro di trovare la fermezza di non votare alle prossime politiche, e che lei si faccia promotore di analogo comportamento da parte del maggior numero possibile di lettori. Attilio Moioli Roveredo in Piano (Pn) * Si’, ma: e poi? CINTURE DI SICUREZZA / 1 Il diritto di non essere insipienti Alcuni lettori sostengono di avere il diritto di non indossare la cintura di sicurezza in quanto non fanno danno a nessuno se non, eventualmente, a loro stessi. Personalmente indosso le cinture da almeno vent’anni e posso testimoniare di essere uscito indenne dall’unico incidente, che ho “subito”, proprio grazie alle cinture e al poggiatesta: un tizio, dopo aver saltato un semaforo, mi si e’ piantato addosso… Purtroppo, in Italia tutti reputano di aver diritto di essere “esenti” dai doveri piu’ elementari, salvo poi reclamare “diritti” quando hanno subito un danno, magari a seguito della loro insipienza. Franco Viotto, Cittadella (Pd) CINTURE DI SICUREZZA / 2 Salute, bene irrinunciabile Ritengo indispensabile ricordare a quanti dichiarano di non voler usare le cinture di sicurezza in quanto tale comportamento sarebbe potenzialmente dannoso solo a essi stessi e pertanto non punibile a termini di legge: la stessa legge considera il “diritto alla salute” del singolo un “bene inalienabile”, come tale irrinunciabile. Aggiungo poi che quando qualcuno che non usa le cinture subisce un danno piu’ grave di quello che avrebbe subito se avesse fatto uso del dispositivo di sicurezza danneggia, e non solo economicamente, tutta la collettivita’. Luca Andrea Leoni, Milano

Indro Montanelli, La Stanza, Archivio Storico del ‘Corriere della Sera’

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